2 novembre 2010 - 16:48
E se i politici li estraessimo a sorte?
Può sempre aver ragione Churchill, secondo cui la democrazia è il peggiore sistema di governo eccetto tutti gli altri, ma resta il fatto che negli ultimi anni il sistema rappresentativo si è trovato di fronte ad una crisi strisciante, ma sempre più evidente. E non solo in Italia, se questa può essere una consolazione. Un primo elemento che merita essere messo in luce nell’analisi del politologo americano Bernard Manin (Principi del governo rappresentativo, ed Il Mulino, pagg. 294, € 30) è infatti proprio quello che l’Italia non è un’anomalia. Ha un elemento in più. Il fatto di un imprenditore mediatico, come Silvio Berlusconi, che assume una posizione dominante all’interno delle logiche di potere. Ma c’è una tendenza di fondo che è comune a molte altre realtà. Il crollo nella fiducia nei partiti, sempre più incapaci di costituire un collegamento tra la società e le istituzioni. E la trasformazione dei cittadini da protagonisti a spettatori “di una scena politica sempre più spettacolarizzata”, come scrive Ilvo Diamanti nell’introduzione.
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Categorie: Libri
