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Gianfranco Fabi

Non solo economia di Gianfranco Fabi

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5 maggio 2011 - 11:53

Il mercato non è un'ideologia

Dove arriva la cultura economica e dove comincia l’ideologia? Una domanda che appare importante nel momento in cui si discutono le strategie opportune e necessarie per consolidare l’uscita dalla crisi e, soprattutto per l’Italia, rendere più forte e significativa una crescita che è ancora fragile e stentata.

La cultura economica ha molto da insegnare, ma con il rischio costante di sfociare in prese di posizione ideologiche dove ha il sopravvento il peso di giudizi sintetici e di formulazioni sommarie. Un caso tipico, per esempio, è quello del “fallimento del mercato”, una spiegazione drastica per i fenomeni complessi che abbiamo vissuto negli ultimi anni e  in cui nella maggior parte dei casi è stato proprio il corretto funzionamento dei meccanismi di mercato a provocare il riequilibrio delle forze in campo. La crisi del 2009 è avvenuta proprio perché il mercato ha funzionato e a un certo punto ha drasticamente respinto gli strumenti finanziari costruiti sulla sabbia: con adeguate regole lo Stato avrebbe potuto almeno limitare gli eccessi della finanza e avrebbe potuto ridurre gli interventi successivi per contenere le ripercussioni sociali della crisi.

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TAGS: classici, economia, mercato, stato

Alla ricerca di un filo d'Arianna in un mondo che cammina sul filo delle emozioni

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2 novembre 2010 - 16:48

E se i politici li estraessimo a sorte?

 Può sempre aver ragione Churchill, secondo cui la democrazia è il peggiore sistema di governo eccetto tutti gli altri, ma resta il fatto che negli ultimi anni il sistema rappresentativo si è trovato di fronte ad una crisi strisciante, ma sempre più evidente. E non solo in Italia, se questa può essere una consolazione. Un primo elemento che merita essere messo in luce nell’analisi del politologo americano Bernard Manin (Principi del governo rappresentativo, ed Il Mulino, pagg. 294, € 30) è infatti proprio quello che l’Italia non è un’anomalia. Ha un elemento in più. Il fatto di un imprenditore mediatico, come Silvio Berlusconi, che assume una posizione dominante all’interno delle logiche di potere. Ma c’è una tendenza di fondo che è comune a molte altre realtà. Il crollo nella fiducia nei partiti, sempre più incapaci di costituire un collegamento tra la società e le istituzioni. E la trasformazione dei cittadini da protagonisti a spettatori “di una scena politica sempre più spettacolarizzata”, come scrive Ilvo Diamanti nell’introduzione.

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Categorie: Libri

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TAGS: democrazia, elezioni, rappresentanza

21 ottobre 2010 - 16:18

Un welfare sempre da riformare

Bever Ci sono voluti due anni per arrivare all’approvazione definitiva in Parlamento, martedì 19 ottobre, del cosiddetto “collegato lavoro” che costituisce una riforma significativa, ma comunque parziale, delle norme sull’occupazione. E non a caso il ministro Maurizio Sacconi ha sottolineato come la vera riforma sarà compiuta con lo statuto dei lavori, di cui si parla da anni, e la cui presentazione è stata promessa alle parti sociali per le prossime settimane.

I due anni, e i sette passaggi parlamentari, che sono stati necessari al varo del “collegato” dimostrano comunque come sul tema del lavoro  la discussione sia aperta, i contrasti siano molto forti, la possibilità di arrivare a soluzioni condivise molto complessa. E dimostrano anche come i tempi parlamentari lascino quanto meno perplessi: nel tempo tra la presentazione del provvedimento e la sua approvazione è passata la crisi più grave dal ’29 ad oggi.

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TAGS: crisi, disoccupazione, lavoro, occupazione, welfare

14 ottobre 2010 - 11:51

Modello Italia: poco Stato e poco mercato

Barucci Pur con molti alti e bassi, nell'economia italiana si è sviluppata negli ultimi decenni una dinamica che ha tentato di lasciare sempre più spazio al mercato con un parallelo ritiro della presenza pubblica nell'economia. Questa strategia ha avuto due direttrici di fondo. In primo luogo la politica delle privatizzazioni che, soprattutto dopo il 1992, ha progressivamente eliminato il controllo pubblico da interi settori come quelli del credito, della telefonia, della distribuzione, una politica che ha avuto la sua espressione più rilevante nella chiusura dell'Iri e del ministero delle Partecipazioni statali.

In secondo luogo la creazione di strutture di regolazione, in particolare le authority, per evitare la creazione di monopoli privati e per controllare la politica dei prezzi e delle forniture nei servizi dove vi sono monopoli naturali.

La svolta attuata vent'anni fa è stata motivata essenzialmente dall'esigenza di bloccare la crescita del debito attraverso la vendita dei gioielli di famiglia. Solo come riflesso del tutto secondario si poteva rintracciare la convinzione che il sistema economico avrebbe potuto essere più efficiente e dinamico grazie al ritiro della mano pubblica con tutte le sue manchevolezze.

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TAGS: authority, liberalizzazioni, mercato, politica, privatizzazioni, stato

7 ottobre 2010 - 21:08

Confucio e l'etica del capitalismo

Volpi La grande crisi degli ultimi anni ha dimostrato fin troppo bene come vi sia un rapporto diretto, in positivo o in negativo, tra i valori che spingono comportamenti e scelte delle persone e la dinamica del sistema economico. E non è un caso che si possa amaramente constatare come i dibattiti e le analisi sull'etica nell'economia si siano moltiplicati in misura direttamente proporzionale alla progressiva eclissi di valori che hanno lasciato troppo spesso il passo a interessi più immediati e soprattutto materiali.Eppure si può ricordare come la società occidentale sia fondata, come ha dimostrato Max Weber, proprio su quell'etica protestante che è alla base dello spirito del capitalismo perché si esprime nella costanza del lavoro, nella metodicità, nella ferrea organizzazione del tempo, nella fedeltà a una propria "vocazione" in senso laico per lenire il senso di angoscia che deriva dal timore di non essere in grazia di Dio.
Un'etica che obbliga a non dissipare le ricchezze e a reinvestire i guadagni dando luogo a quell'accumulazione dei capitali che costituisce uno dei punti centrali delle spinte alla crescita nel libero mercato.

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TAGS: capitalismo, cina, Confucio, etica, Max Weber

30 settembre 2010 - 13:29

Le buone ragioni del mercato

Scola «Una rivoluzione copernicana»: così Sergio Marchionne ha definito sia le sue proposte sul futuro dell'industria dell'auto, sia l'atteggiamento richiesto ai collaboratori per ottenere i massimi risultati dal cambiamento. E c'è un filo logico molto chiaro e altrettanto coraggioso nelle scelte di strategia economica illustrate dall'amministratore delegato della Fiat e nel confronto aperto sul futuro dell'economia e della società italiana.

Una rivoluzione che ha alla sua base una nuova alleanza, con il superamento del consolidato metodo del conflitto, e che apre la strada a una sempre maggiore responsabilità delle persone all'interno della dimensione produttiva. È di fronte a questa responsabilità che si articola spesso il senso di smarrimento quando si mettono in discussione le consolidate garanzie e le certezze del passato. Ma non bisogna dimenticare che la crisi economica e finanziaria degli ultimi mesi è stata solo un capitolo di una lunga serie di cambiamenti epocali che hanno contrassegnato gli ultimi vent'anni. Dal crollo delle ideologie all'esplodere della globalizzazione, dall'innalzamento dell'età media nei paesi occidentali ai grandi flussi di migrazione, dalla crisi ambientale alle tensioni sociali per la disoccupazione: tutti elementi che dimostrano come il mondo sia profondamente cambiato e come sia quindi anche necessario guardare avanti superando gli schemi di giudizio tradizionali.

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TAGS: bene comune, etica, mercato, società, stato, valori

27 settembre 2010 - 21:22

Più libertà per far crescere le virtù civili

Generosità Le critiche alla statalismo possono riempire ormai intere biblioteche. E in questa fase in cui l’evoluzione economica impone di ripensare il ruolo degli Stati e le logiche della spesa pubblica, appare allora opportuno un supplemento di riflessione perché si tenga conto della possibilità di rendere sempre più costruttivo il rapporto tra politica e cittadini. Le basi di partenza non sono tra le migliori. Resta ancora d’attualità la riflessione di Luigi Sturzo nel novembre del 1952: “Abbiamo in Italia, scriveva, una triste eredità del passato prossimo, e anche in parte del passato remoto, che è finita per essere catena al piede della nostra economia, lo statalismo economico inintelligente e sciupone, assediato da parassiti furbi e intraprendenti e applaudito da quei sindacalisti senza criterio, che credono che il tesoro dello stato sia come la botte di S. Gerlando, dove il vino non finiva mai.”

Da allora il ruolo dello Stato è cresciuto ancora di più, almeno fino agli anni ‘90, quando è iniziata una  prima svolta con una politica di privatizzazioni che ha riguardato banche, industrie e servizi, ma che non ha mutato le logiche dello stato sociale dove anzi, in particolare sulla sanità e sulla previdenza, l’esclusiva pubblica è stata solo parzialmente intaccata dal ruolo dei privati.

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TAGS: generosità, libertà, politica, Smith, Sturzo, virtù

16 settembre 2010 - 21:49

Leggere Rosmini per scoprire la "big society"

  Persona_e_merca Il paese che con maggior coraggio ha deciso di dare una svolta radicale alle politiche economiche pubbliche è certamente la Gran Bretagna. Il progetto di David Cameron, enfaticamente battezzato "Big society", costituisce infatti la presa d'atto della necessità di tagliare drasticamente i disavanzi pubblici, restituendo alla società civile molte competenze che per mille diverse ragioni lo stato si era andato gradualmente assumendo.
Ma, come ha accortamente osservato Davide Rondoni (Il Sole 24 Ore del 9 settembre) «la big society all'italiana c'è già da un pezzo. E non a caso abita le zone più sviluppate del paese». Ci sono nella realtà italiana mille esempi di sussidiarietà vissuta, praticata, sperimentata, esempi che hanno dato vita a una forte capacità di aggregazione solidale nel credito come nella scuola, nell'assistenza come nella sanità. 

E c'è anche, quasi a far da sottofondo alla dimensione politica e sociale, una tradizione nel pensiero filosofico ed economico italiano che si è dimostrata particolarmente forte e creativa nell'Umanesimo e nel Rinascimento e che è stata poi ripresa anche a livello teorico da un Illuminismo napoletano e milanese a lungo lasciato, a torto, ai margini nell'evoluzione culturale.

Così come personalità per molti aspetti profetiche, come il sacerdote Antonio Rosmini, hanno avuto vita difficile sia sul fronte ecclesiale (prima messo all'Indice e solo tre anni fa, a un secolo e mezzo dalla morte, dichiarato beato) sia sul fronte filosofico e sociale per le sue prese di posizione sull'unità d'Italia e sulla centralità della persona nell'economia di fronte allo stato.

Non è allora senza significato che quella che possiamo considerare un'esplicita riscoperta delle opere di Rosmini porti positivamente a considerare il sacerdote roveretano come un precursore nell'analisi dei fondamenti morali del liberalismo politico.

Come mette in luce Salvatore Muscolino, docente di filosofia politica a Palermo, nel libro Persona e mercato, vi sono molti tratti comuni, quasi un percorso analogo nelle analisi di Rosmini e di colui che viene giustamente considerato uno dei maggiori interpreti del moderno liberalismo, Friedrich von Hayek. Per entrambi i capisaldi sono «il libero mercato in economia, il liberalismo in politica, la ragione in campo morale». E per entrambi è fondamentale «la difesa dei diritti delle persone dalle ingerenze dello stato centralizzato». Al primato positivo della moralità dell'individuo nel suo agire sociale, affermato da Rosmini, viene affiancata da Hayek anche la sostanziale efficienza di una società basata su di un diritto capace di amplificare la libertà di ciascuno tenendo lontani i rischi, pur sempre presenti, del dispotismo e dello statalismo. C'è quindi una profonda complementarietà tra i due percorsi: con l'arrivo a un punto comune dove «il liberalismo è tale solo quando è personalistico, cioè quando le persone concrete sono il vero fine della convivenza organizzata».

Salvatore Muscolino, "Persona e società", Ed. Rubbettino, pagg. 136, € 14

.....

Pubblicato sul Sole 24 Ore del 16 settembre 2010


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13 settembre 2010 - 10:36

Due strade (difficili) per battere l'evasione fiscale

Evasione Quando si parla di evasione fiscale si ha quasi l’impressione di trovarsi di fronte a tante diverse verità, dietro tuttavia la realtà riesce a nascondersi. C’è un dato di fondo su cui tutti sono, o sembrano, d’accordo: in Italia c’è un’elevata percentuale di redditi che sfugge alle attenzioni del fisco e questo costituisce uno dei problemi più importanti per l’equilibrio del bilancio pubblico e una sana politica economica.

Da Alcide De Gasperi a Silvio Berlusconi, pur con toni diversi, non c’è stato praticamente alcun governo di questo dopoguerra che non abbia posto la lotta all’evasione insieme come punto qualificante dell’attività politica e quale strada maestra per una maggiore giustizia sociale. E non sono da meno le ultime misure varate nelle scorse settimane dove al recupero del gettito sommerso viene affidata buona parte del successo della manovra di risanamento. Nessun dubbio quindi che l’evasione fiscale esista e sia particolarmente rilevante. Lo ha denunciato con toni forti il governatore della Banca d’Italia nelle sue ultime considerazioni finali, lo ha sottolineato l’inchiesta del Sole 24 Ore di lunedì in cui si è posto in rilievo come ci siano «aree del paese in cui il divario tra redditi e consumi diventa enorme». E come scrisse il Manzoni dopo aver citato le grida contro i bravi: «Questo basta ad assicurarci che, nel tempo di cui noi trattiamo, c’era de’ bravi tuttavia».

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1 settembre 2010 - 22:30

L'intelligenza contro la crisi

Serres La concretezza del pianeta Terra, con le grandi trasformazioni del Terzo millennio, di fronte all’incertezza miope delle teorie economiche e delle abitudini della politica. Un divario che rischia di allargarsi con un mondo che si trasforma, in cui la maggioranza della popolazione vive ormai nelle grandi città, in cui la speranza di vita è sempre più alta, in cui si vive sempre più a lungo, ma dove le guerre e la violenza continuano a segnare drammaticamente l’attualità.

 E’ difficile, ma tutt’altro che impossibile, che la crisi economica si trasformi, per la volontà delle persone, in una grande opportunità di cambiamento. Perché se “dalla nostra storia vengono i problemi, dal mondo nasceranno le possibili soluzioni”: lo scrive Michel Serres, storico della scienza e membro dell’Académie française, nei suoi agili appunti raccolti in “Tempo di crisi”. Ci voleva un filosofo per osservare come la chiave di volta per affrontare questa crisi sia quello di passare dalla tradizionale logica del confronto, dello scambio, del compromesso tra due persone, tra due nazioni, tra due forze contrapposte, ad una logica in cui c’è anche un terzo protagonista, il mondo, lo scenario in cui l’uomo vive: “il clima, l’aria, l’acqua, il fuoco, la flora e la fauna, questo paese arcaico e nuovo, inerte e vivente".

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26 agosto 2010 - 11:43

La buona politica si fa anche con i buoni numeri

Speroni Parlare di politica economica nell’attuale scenario potrebbe apparire come evocare l’araba fenice. Sono passati quasi quattro mesi dalle dimissioni del ministro dello Sviluppo economico e quella che si autodefinisce “l’Amministrazione di riferimento per i settori portanti dell'economia italiana” è ancora affidata nominalmente alla guida ad interim del Presidente del Consiglio.

Tutto questo mentre, dopo la doccia fredda, anzi freddissima, della crisi globale, si torna a parlare di crescita, si tornano a leggere i numeri delle statistiche cercando di scorgere gli auspici di una nuova possibile creazione di ricchezza a cui collegare anche la soluzione di problemi sociali importanti come l’occupazione, il benessere magari senza dimenticare l’obiettivo ambizioso della felicità.

In questa prospettiva c’è stato negli ultimi anni, soprattutto (non a caso) prima della crisi, una largo dibattito tra molti economisti e qualche politico sulla necessità di superare la visione strettamente quantitativa dei dati economici, con il Prodotto interno lordo (Pil o all’inglese Gdp), per riscoprire l’economia come scienza sociale e quindi dare spazio anche ai dati “qualitativi” sul benessere, la soddisfazione personale, la sicurezza, magari anche l’ottimismo.

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